Il “PARADOSSO LECCE”

Il “PARADOSSO LECCE”

10 Ottobre 2025

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore, Danilo Lupo*, un contributo sul dibattito in corso:
* giornalista, inviato di Piazza Pulita


Nelle ultime ore ho visto girare un video del consiglio comunale di Lecce che discuteva del filobus, che la sindaca Adriana Poli Bortone vuole estendere così tanto che ha richiesto al governo 118 milioni di euro.

Un ingegnere specializzato in traffico ha magnificato i vantaggi della filovia rispetto ai pulmini elettrici (sostanzialmente uno: la batteria dura una giornata anziché mezza) e ha bacchettato chi pensa che, dato che il filobus a Lecce ha dato cattiva prova di sé, non ha senso un investimento così gigantesco. “Sarebbe come chiudere una scuola che fallisce le prove invalsi” ha detto.

A parte che molte scuole vengono chiuse perché mancano gli alunni, e il problema principale del filobus leccese è esattamente che mancano i passeggeri, non è questo che mi ha colpito dell’intervento dell’ingegnere. Ma un altro passaggio, questo: “Voi avete bisogno più di altre città di migliorare il trasporto pubblico – ha detto – perché quando leggo l’incidenza delle leucemie sui bambini significa che l’inquinamento c’entra“.

Ora.

Di questo argomento mi sono occupato approfonditamente e appassionatamente nel periodo in cui conducevo la trasmissione d’inchiesta “l’Indiano” su TeleRama, perché ritenevo e ritengo tutt’ora che il vero grande problema rimosso dal dibattito pubblico salentino sia il cosiddetto “Paradosso di Lecce“.

Il “Paradosso di Lecce” è un termine coniato dagli scienziati che non si spiegavano il picco di tumori correlati all’ambiente che si registra nella provincia di Lecce più che nelle province di Taranto e di Brindisi; province, queste ultime, che però ospitano importanti poli industriali che sono fonti di inquinamento. Un paradosso, appunto.

Strano che questo paradosso su cui si sono arrovellati gli epidemiologi sia stato risolto da un ingegnere esperto di traffico. Non so se davvero questo ingegnere abbia, come dicono le opposizioni, collaborato alla progettazione del filobus e quindi sia interessato a magnificarlo presso l’opinione pubblica. So però che la Puglia dispone di una discreta rete di centraline che monitorano l’inquinamento. Tre delle quali sono ubicate proprio nel territorio di Lecce: due in centro per misurare l’impatto prodotto dal traffico e una in campagna, per avere un “fondo” cioè un luogo pulito da confrontare con i luoghi percorsi dai veicoli e valutare la differenza.

Perché è verissimo che Pm10, Pm2.5 e Benzene possono provocare leucemie e tumori. Drammaticamente vero. Ma chi ci fa respirare soprattutto questi inquinanti? Guardate le figure che sono presenti negli ultimi report annuali di Arpa, l’Agenzia regionale della protezione ambientale.

La figura 1 ci dice dove si verificano in Puglia gli sforamenti di Pm10, cioè il particolato emesso dalle combustioni (tra cui anche il traffico delle classiche auto termiche). Il primato spetta a un piccolo centro agricolo brindisino, Torchiarolo, con 42 sforamenti in un anno (il limite di legge è 35), seguito da una cittadina più grande, sempre in provincia di Brindisi, Francavilla. Più staccati con più di 20 sforamenti all’anno seguono altri paesi del brindisino: San Pancrazio, Mesagne, San Pietro e poi due comuni del nord Salento, Campi e Guagnano. E Lecce? Una centralina ha 12 sforamenti in un anno e un’altra ne ha 8. Strano eh? Possibile che ci sia più traffico a Torchiarolo o a Guagnano che a Lecce?

Guardiamo la figura 2, che ci spiega dove ci sono i picchi di PM2.5, quel particolato ultrafine che arriva nei nostri organi e tessuti. Qui le distanze si accorciano ma il trend rimane quello: Torchiarolo saldamente in testa, qualche comune brindisino, spunta Taranto e i comuni leccesi vicini al tarantino come Campi e Guagnano. Nelle tre centraline di Lecce succede questo fenomeno curioso: nel centro della città le due centraline di piazza Libertini e via Garigliano registrano, rispettivamente, 12 e 13 sforamenti. A Cerrate, cioè in aperta campagna, ne registrano 11. Sostanzialmente non c’è differenza.

Allora nella figura 3 guardiamo il Benzene, altro inquinante micidiale che può essere causa di tumori e leucemie. Qui le cose cambiano: nel senso che è Taranto a aggiudicarsi il record di Benzene, e non i comuni del brindisino. In ogni caso anche qui Lecce città è sostanzialmente sotto ogni parametro di qualità dell’aria.

Eppure è vero: c’è quel Paradosso di Lecce di cui la politica non parla praticamente mai. Gli abitanti della provincia di Lecce si ammalano e muoiono di tumori correlati all’ambiente più degli abitanti della provincia di Brindisi e di Taranto. Ma com’è possibile?

L’ultima figura presenta un’ipotesi: è la mappa degli sforamenti di PM10, che suggerisce che questi sforamenti non avvengono tanto in corrispondenza dei grossi centri abitati o delle grandi arterie di comunicazione percorse da auto e tir. Ma sembrano avvenire a partire da una fonte inquinante e seguire i venti prevalenti che si registrano nel Salento, provenienti da nord (nord ovest e nord est). In sostanza, ipotizzano gli studiosi, la tramontana e maestrale portano sul Salento leccese gli inquinanti prodotti nella zona industriale di Brindisi (la centrale Enel di Cerano e il Petrolchimico) e nel polo industriale di Taranto (l’ex Ilva).

C’è stato un periodo in cui di questi argomenti si parlava molto a Lecce e nel Salento e se ne occupò perfino un consiglio comunale monotematico, convocato su meritoria spinta di un consigliere di destra, Vittorio Solero. Nei giorni scorsi invece c’è stato un tecnico che, senza dati e senza studi, ha attribuito l’incidenza di leucemie nei bambini al traffico veicolare. Che è una fonte di inquinamento, beninteso! E quindi va assolutamente limitato il più possibile con un trasporto pubblico decente e ecocompatibile.

Ma attribuire al traffico la responsabilità principale dei tumori (e quindi implicitamente dire che con l’estensione del filobus sparirà questa epidemia silenziosa di neoplasie di cui nessuno sembra voler parlare) non è solo una volgare mistificazione che non ha niente di tecnico. È soprattutto un gran favore alle industrie inquinanti vicine a Lecce, che vengono così scagionate delle loro responsabilità. Tra l’altro proprio in un momento in cui il governo rimanda la chiusura di Cerano e cerca acquirenti per l’Ilva. Però a Lecce avremo il nuovo filobus, pagato con altri 118 milioni di fondi pubblici; e quindi potremo arrivare all’oncologico senza aver bisogno prendere la macchina. Pensa te che fortuna.

REFERENDUM ABROGATIVO DEL PROGETTO DI POTENZIAMENTO DEL FILOBUS