Nel consiglio comunale convocato per discutere del futuro della mobilità sostenibile e del previsto progetto del nuovo filobus a Lecce i consiglieri comunali di minoranza, in rappresentanza di tutto il comitato referendario e degli oltre 7.000 leccesi che hanno firmato per chiedere un referendum, hanno rinnovato la richiesta di revocare la delibera della giunta comunale con la quale si è partecipato al bando del Ministero.
Attraverso la presentazione di un ordine del giorno sono state nuovamente richiamati tutti gli argomenti che hanno accompagnato la raccolta delle firme in città: l’inganno di un’opera strategica tenuta nascosta durante la campagna elettorale e mai esaminata e discussa in consiglio comunale; gli impatti sul paesaggio urbano con il posizionamento di ulteriori 900 pali, dei quali 400 in zona centrale; la trasformazione irreversibile di alcune importanti strade centrali in corsie riservate esclusivamente ai mezzi pubblici, con la soppressione di parcheggi su strada; la previsione di oltre 8 milioni di euro di espropri di terreni privati per 137.000 mq di superficie, pari a circa 19 campi di calcio; l’inverosimile e stupefacente aumento di passeggeri stimato per giustificare la richiesta di potenziare il filobus anziché investire sui bus elettrici; il surreale sondaggio condotto tra gli automobilisti leccesi che confermerebbe il sostegno della cittadinanza a questa opera; gli enormi e non sostenibili costi di gestione imposti dall’incremento chilometrico dei filobus rispetto ai bus ordinari, a carico della cittadinanza.
E’ stato il modo politicamente più comprensibile e coerente per evidenziare l’inutilità di un contributo tecnico che si sarebbe dovuto tenere prima di partecipare al bando del Ministero e non dopo avere approvato il progetto all’oscuro della cittadinanza; l’impossibilità di poterlo modificare in corso d’opera, come invece falsamente sostenuto per provare a rassicurare i diversi consiglieri di maggioranza critici su questa scelta della sindaca.
Come previsto l’ordine del giorno è stato bocciato dalla maggioranza confermando l’inevitabilità e doverosità del referendum come unico momento di coinvolgimento della comunità in un processo di partecipazione aperto, trasparente, inclusivo.
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